Il codice ASCII esteso

Ogni casa produttrice di personal computer pensò bene di estendere il codice ASCII a modo suo. Microsoft e IBM, che insieme avevano messo al mondo i nonni degli attuali PC Windows, fecero di testa loro. Apple Computer si inventò un codice completamente diverso. Facciamo un esempio, prendendo in esame la parola città. Se la digito e la registro usando un PC, essa viene internamente memorizzata con la sequenza di codici 99 105 116 166 224. Su un Apple Macintosh otterrò invece 99 105 116 166 136. Fateci caso: le prime quattro cifre sono inferiori a 128: codici ASCII, standard. L'ultima è superiore a 128, un codice ASCII esteso, e non è standard. All'inizio degli anni Ottanta esistevano molti altri tipi e modelli di calcolatori personali, oggi scomparsi, come il Commodore Amiga o lo Atari ST o il Sinclair Spectrum: e ciascuno di questi inventò e adottò uno ASCII esteso ancora differente. A quei tempi il tentativo di scambiare semplici documenti di testo era un colossale grattacapo. L'utente A scriveva città sul suo PC, trasferiva il frutto del suo duro lavoro su un Macintosh e si trovava di fronte alla scritta citt‡. Questo accadeva perché il numero 224 su Macintosh corrisponde appunto al simbolo ‡.

Alcuni simboli risultano semplicemente inesprimibili, perché comunque non trovano posto nel codice ASCII esteso di questo o di quel produttore. È il caso del simbolo dell'Euro, €, che ovviamente non era ancora stato concepito negli anni Ottanta e quindi non trovava posto in nessun caso, ma più problematici erano altri casi. Simboli unici per le principali frazioni, come _, _ e _, esistevano sul PC ma non sul Macintosh; le virgolette tipografiche, o virgolette inglesi - in soldoni quelle rivolte verso l'interno della parola che circondano come "queste" - potevano venire scritte sul Macintosh ma non su un PC. Gli utenti del PC potevano soltanto utilizzare le virgolette diritte, quelle che da sempre si trovavano sulle macchine per scrivere, "in questo modo".